Nel 1814 Vienna accolse i rappresentanti diplomatici dei vari stati europei che erano stati coinvolti nella guerra contro la Francia.
Le questioni importanti furono in realtà discusse da quattro persone: il primo ministro austriaco Metternich, il ministro degli Esteri inglese Castelreagh, il primo ministro prussiano Hardenberg e lo zar russo Alessandro I.
Dopo aver raggiunto numerosi accorti sull’assetto politico europeo, i quattro grandi si scontrarono sulle sorti di Polonia e Sassonia: Alessandro I chiedeva che il Granducato di Varsavia fosse elevato a Regno di Polonia e di assumerne la corona, mentre la Prussia chiedeva di assumere il controllo della Sassonia; Inghilterra e Austria si schierarono contro queste richieste, nettamente a favore di Russia e Prussia. Intuendo il conflitto che si stava aprendo, il ministro degli Esteri Talleyrand offrì all’Austria e all’Inghilterra l’alleanza della Francia, e fu ben presto ammesso al congresso come quinto “grande”. I due grandi nodi furono risolti per via diplomatica, con la spartizione dei regni contesi, e il Congresso poté decidere sulle due questioni più spinose: il contenimento della Francia e il principio di legittimità degli antichi monarchi.
Nuovo assetto politico:
Nascita del Regno dei Pesi Bassi
Annessione della Liguria al Regno di Savoia
Riconoscimento della neutralità della Confederazione Svizzera
Annessione della Renania alla Prussia
L’Impero Tedesco è trasformato in Confederazione germanica, ma il grado di unità nazionale resta molto basso
L’Italia è suddivisa in otto stati e l’Austria assume di fatto l’egemonia sull’intera penisola
Il Regno di Napoli, dopo aver provato a combattere contro l’Austria, torna nelle mani dei Borbone
Il Regno di Polonia resta formalmente indipendente, ma è soggetto alle pressioni politiche russe
Viene stipulata la Santa Alleanza, di carattere difensivo, tra Russia, Austria e Prussia
Viene stipulata la Quadruplice Alleanza tra Russia, Prussia, Inghilterra ed Austria per controllare la Francia.
Gli stati italiani:
Tornato dall’esilio in Sardegna al Regno di Piemonte, Vittorio Emanuele I applica alla lettera il principio di restaurazione, abolendo il Codice Napoleonico.
Ferdinando IV unifica il Regno di Napoli e quello di Sicilia, creando il Regno delle due Sicilie e assumendo il nome di Ferdinando I.
La confederazione tedesca:
Alla dieta tedesca non partecipavano in realtà solo gli stati tedeschi, ma anche diversi stati europei ed, in particolare, l’Austria di Metternich, che ne aveva anche la presidenza. Contro questa decisione si schierò la Società dei giovani che, nel 1817, proclamò una grande manifestazione a favore della cacciata degli austriaci dalla dieta tedesca: la rivolta venne soffocata nel sangue dall’esercito di Metternich. Il primo ministro austriaco ottenne inoltre il permesso di porre sotto stretto controllo le università e di limitare drasticamente la libertà di stampa e di associazione, rafforzando l’apparato poliziesco.
Risultati sul piano ideologico:
Le due grandi correnti di pensiero sono ovviamente il neoassultismo reazionario e il nazionalismo, a cui si affianca però il liberalismo, fondato sulla centralità dell’individuo nei confronti di qualsiasi autorità politica e religiosa. Lo stato liberale deve tutelare la libertà degli individui attraverso assemblee elettive e sulla base di una carta costituzionale. Allo stato autoritario si contrappone uno stato di diritto: nella pratica questo si traduce nella volontà di una monarchia costituzionale. A questa concezione si oppongo i radicali ed i democratici, che vedono più coerente una forma di governo repubblicana. Il primo testo di teorizzazione vera e propria del liberalismo fu del prussiano von Humboldt, che sosteneva la necessità della distinzione tra sfera pubblica e sfera privata: i fini dello stato divenivano cioè solamente negativi (punire e reprimere), mentre gli elementi propositivi sarebbero dovuti essere unicamente appannaggio del privato. A questa corrente si rifaranno pochi decenni dopo lo storico Tocqueville e John Stuart Mill, che sosterranno che la libertà debba essere salvaguardata non solo dall’ingerenza dello stato, ma anche dal “dispotismo” della maggioranza e dalla sovranità popolare.
La situazione francese:
In Francia la Restaurazione si risolse con una vera e propria chiamata al trono da parte del senato napoleonico di Luigi XVIII che, bloccando il progetto del senato di costituire un’Assemblea Costituzionale, stabilì di concedere una Carta dei diritti che sottolineava come il Re e la Carta stessa fossero stati voluti dalla provvidenza per restaurare nel popolo francese l’antico rispetto per le istituzioni.
In questo modo, però, Luigi XVIII non riuscì ad accontentare né i liberali né i monarchici: nelle elezioni della primavera del 1815 furono gli ultras a riportare la vittoria più netta e costrinsero il re a sciogliere le camere. Pochi mesi dopo, con l’assassinio da parte di un repubblicano estremista del capo degli ultras, il Duce di Berry, e la salita al trono di Carlo X, la Francia aveva compiuto perfettamente la propria Restaurazione, e delle libertà civili conquistate dalla Rivoluzione Francese non rimaneva traccia.
RIVOLUZIONE!
Italia: In Lombardia la borghesia colta forma un’opposizione liberale clandestina al dominio austriaco. L’opposizione trova uno spazio d’espressione nel “Conciliatore”, rivista fondata nel 1818 da Porro Lambertenghi con il pretesto di una critica letteraria, ma con il vero intento di portare le idee liberiste a più vasto pubblico; la rivista venne però censurata pochi mesi dopo. Nel frattempo, in Piemonte e Lombardia veniva fondata la società segreta dell’Adelfia, che trovava i suoi adepti soprattutto negli ambienti militari. Di stampo più radicale e influenzato da posizione ugualitarie era la Setta dei Sublimi Maestri perfetti, con il fine ultimo di una società di stampo comunista. In Lombardia Confalonieri fondava intanto la Federazione Italiana, di stampo più moderato, mentre nel sud Italia fioriva la Carboneria.
1821: Il primo risultato della Carboneria fu quello di portare i militari napoletani all’insurrezione, che costrinse Ferdinando I a concedere una Costituzione. Sull’onda di quella ribellione, Palermo proclamò l’indipendenza dell’isola, ma la rivolta fu presto sedata.
A Torino Santarosa ottiene l’appoggio del principe Carlo Alberto e provoca una rivolta in tutto il Piemonte. Vittorio Emanuele I abdica a favore del fratello Carlo Felice, ma un governo provvisorio di liberali offre la reggenza a Carlo Alberto, che concede una costituzione. Carlo Felice, sconfessato Carlo Alberto, chiede aiuto all’Austria.
Spagna: Ferdinando VII di Borbone, tornato a Madrid, sopprime la costituzione precedentemente varata dai liberali, riammette i gesuiti in Spagna e ridà vita al tribunale dell’Inquisizione, costringendo inoltre afrancesados e liberali all’esilio. La ribellione arrivò dall’esercito, nel quale la Carboneria aveva fatto ampia propaganda: la rivolta iniziò con il rifiuto da parte di numerosi reggimenti di recarsi nelle colonia americane per sedare le ribellioni. A Cadice, dove i reggimenti erano riuniti, venne pronunciato un giuramento a favore della Costituzione, che costrinse il re ad emanare una nuova carta ottriata. L’esempio della Spagna fu seguito a breve dal Portogallo.
Russia: L’improvvisa morte di Alessandro I provoca una breve crisi dinastica: gli ufficiali di Mosca cercarono di imporre Costantino, che era più disponibile a riforme liberali. I cosiddetti “decabristi” – poiché la loro rivolta si era svolta in dicembre -, vennero repressi in occasione di una parata militare che cercarono di fomentare contro il neozar Nicola I.
Inghilterra: Due problemi principali: aumento del prezzo del grano a seguito del blocco delle importazioni e smobilitazione dei soldati. Il governo tory emana la pena di morte per gli episodi di danneggiamento alla proprietà, si stacca dalla Quadruplice Alleanza, revisiona il diritto penale. Nel 1819 una grande manifestazione operaia organizzata a Manchester viene repressa nel sangue dalla polizia. Le continue rivolte spinsero però il governo ad abrogare la legge contro le associazioni operaie e a legalizzare le attività sindacali. Dieci anni dopo, l’elezione del candidato cattolico O’Connel costrinsero il governo ad abolire il Test Act, che vietava a qualsiasi persona non protestante di venire eletta al parlamento. Il governo successivo promosse l’abolizione di 140 seggi elettorali, i cosiddetti borghi putridi: una parte dei seggi venne poi assegnata alle nascenti città industriali. Inoltre, le nuove legislazioni sui poveri videro costretti un’enorme quantità di contadini ad emigrare verso le città industriali se non avessero voluto essere rinchiusi nelle workhouses.
La reazione: Nel 1820 Metterncih convoca a Troppau una conferenza, cercando di far valere il principio di difesa della Quadruplice Alleanza. L’Inghilterra rifiuta però di partecipare, mentre Ferdinando I ripudia la costituzione e invoca aiuto. La Francia si incarica quindi di mandare un esercito di rinforzo in Spagna, che viene accolto come liberatore dalla plebe clericale. Tutti i moti vengono così repressi, e l’Europa torna nuovamente allo stato del 1815.
LA FRANCIA LIBERALE
Nel 1830 la monarchia di Carlo X diventò incompatibile con gli interessi della nascente borghesia intellettuale degli affari, di stampo liberale. La maggioranza della camera elettiva arrivò ben presto a rivendicare il potere di negare la fiducia al governo; Carlo X proclamò lo scioglimento delle camere, ma una nuova schiacciante vittoria liberale alle elezioni lo portò ad emanare alcuni decreti che suonavano come un vero e proprio colpo di stato: la camera venne sciolta e vennero indette nuove elezioni con un nuovo metodo elettorale, e la libertà di stampa venne sottoposta a pesanti restrizioni. Il popolo di Parigi insorse e costrinse Carlo X a lasciare la Francia: i borghesi accettarono la candidatura al trono di Luigi Filippo d’Orleans, che venne ben presto proclamato re “dei francesi”. La Carta costituzionale ottriata da Carlo X venne ampiamente modificata e proclamò la sovranità del popolo francese, restaurò il tricolore come bandiere nazionale, concesse la libertà di stampa e indicò il cattolicesimo come religione della maggioranza dei francesi e non come religione di stato. In questo modo, Luigi Filippo assunse giustamente il titolo di re borghese: i liberali poterono nuovamente assumere la guida del governo, ma l’assetto politico si rivelò ben presto nettamente a favore della borghesia finanziaria. In breve tempo, la classe operaia parigina e lionese scese nelle piazze: la sanguinosa repressione che ne seguì provocò migliaia di morti, a cui si aggiunsero i migliaia di francesi uccisi dal colera.
I moti francesi portarono una nuova ondata rivoluzionaria in tutta Europa: il Belgio si separò dall’Olanda, la Polonia, rivoltatasi contro lo zar, proclamò la sua indipendenza, seppur di breve durata, in Italia Ciro Menotti si mise a capo di una rivolta nelle città romagnole, che venne però soffocata nel sangue.
LA RIVOLUZIONE PARIGINA
Durante la crisi dell’Impero Ottomano e la conseguente guerra tra Egitto e Turchia, la Francia decise di schierarsi nettamente a favore del primo, mentre l’Inghilterra parteggiava per la Turchia: non potendo rischiare una guerra contro l’impero inglese, la Francia ritirò ben presto le sue truppe; il governo liberale fu costretto alle dimissioni. In breve tempo, il malcontento popolare si trasformò ben presto in una rivolta, repressa nel sangue. Il popolo di Parigi, però, insorse, ed in tre giorni il potere orleanista cadde. Il governo provvisorio, a maggioranza socialista, proclamò immediatamente una repubblica, indicendo il suffragio universale maschile, eliminando la pena di morte per i reati politici, abolendo la schiavitù nelle colonie e garantendo il diritto al lavoro. In particolare, Louis Blanc, noto esponente socialista, promosse l’istituzione l’Ateliers nationaux, fabbriche cooperative di proprietà dello stato.
LA RIVOLUZIONE TEDESCA
Anche nella Confederazione germanica e in Austria, la prima spinta da una motivazione nazionalistica, la seconda dalla crescente crisi economica, crebbero gli scontenti. Il 13 marzo 1848, a Vienna, una rivolta capeggiata dagli esponenti dell’alta borghesia mise fine al trentennale potere di Metternich e costrinse l’Imperatore a concedere una Costituzione. Nella Confederazione germanica ci si avvicinò all’unità dello stato, ma i contrasti tra le neonate Assemblea costituente e Assemblea nazionale tedesca fecero fallire anche questo progetto.
IL QUARANTOTTO IN ITALIA
In Italia, intanto, si profilavano varie correnti politiche. Gioberti proponeva l’unità d’Italia sotto la guida del papa; a lui si contrapponeva Balbo, che vedeva la casa Savoia come unica reggenza possibile. Di diverso avviso era Mazzini, che sosteneva che la lotta dovesse avere come obiettivo assoluto la libertà di tutto il popolo e di tutti i popoli: per il conseguimento di questo obiettivo egli fondò l’associazione Giovine Italia, i cui programmi erano – per la prima volta – pubblici. Il fallimento dei primi due tentavi insurrezionali ed il conseguente esilio a Londra, costrinsero però Mazzini a cambiare strategia: tornato dall’Inghilterra, egli fondò il primo sindacato italiano sotto il nome di Unione degli operai italiani. Il fallito tentativo rivoluzionario dei fratelli Bandiera convinsero Mazzini ad allontanarsi sempre più dall’ipotesi insurrezionale: liberali e moderati si unirono per ottenere una monarchia costituzionale.
L’elezione del 1846 di papa Pio IX aprì la strada alle riforme liberali: in breve tempo, si ribellarono Piemonte e Toscana, obbligando Carlo Alberto a concedere uno statuto, mentre Palermo insorgeva ed otteneva una Costituzione. Venezia, a seguito della cacciata di Metternich, insorse e proclamò la repubblica guidata da Tommaseo e Manin.
A Milano la popolazione insorse contro il dominio austriaco: nelle famose cinque giornate, le truppe del generale Radetzky vennero sconfitte e Casati, esponente dell’aristocrazia fondiaria, venne nominato a capo del nuovo governo provvisorio. Temendo il contrasto dei democratici Cattaneo e Cernuschi, anche il governo milanese si offrì al dominio della monarchia sabauda.
Nel frattempo, per contrastare l'ondata democratica e repubblicana, Carlo Alberto dichiarava ufficialmente guerra all'Austria: l'esercito piemontese - affiancato da alcune truppe inviate dal papa - fu sconfitto pochi giorni dopo a Custoza. Mentre Carlo Alberto fuggiva precipitosamente lasciando Milano nuovamente in mano agli austriaci, il generale Salasco firmava l'armistizio. L'evento segnò un momento di crisi per la fazione liberale, a cui si aggiunse il fallimento dei moti di Napoli, dove Ferdinando II aveva ripreso il potere con un vero e proprio colpo di stato.
In Toscana furono nuovamente i democratici ad ottenere il potere, instaurando il governo provvisorio, mentre nello Stato Pontificio, a seguito dell'assassinio del capo del governo Rossi, conservatore illuminato, un'Assemblea costituente proclamava nel 1849 la nascita della Repubblica romana guidata da Mazzini e Saffi, mentre il papa scappava a Gaeta.
IL RIFLUSSO
Francia: Nell'aprile 1848 le elezioni per la creazione di un'Assemblea nazionale costituente videro la netta vittoria dei moderati che, per ingraziarsi il popolino che li aveva eletti, procedettero immediatamente con l'annullamento degli Ateliers nationaux. Socialisti e radicali cercarono di protestare scendendo in piazza, ma la rivolta venne soppressa nel sangue. Pochi giorni dopo, la destra riusciva ad eleggere alla presidenza Luigi Bonaparte, che impresse un indirizzo autoritario e poliziesco alla seconda repubblica. Nel 1851, Napoleone avrebbe trasformato la sua presidenza in una dittatura, assumendo il titolo di Napoleone III.
Germania: Gli scontri tra i due progetti di unificazione nazionale delle assemblee di Francoforte (il primo fondato sulla supremazia austriaca, il secondo sull'egemonia prussiana), terminano con il rifiuto della corona da parte di Federico Guglielmo di Prussia e la restaurata pressione politica austriaca.
Italia: Sotto la pressione die democratici, riprende il conflitto austro-piemontese, ma dopo 80 ore l'esercito piemontese è costretto a firmare la resa. Contemporaneamente cadono la Repubblica Toscana e quella Veneziana, mentre Napoleone III vince le truppe di Garibaldi in Roma e permette a Pio IX di tornare al Vaticano.
Visualizzazione post con etichetta Storia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Storia. Mostra tutti i post
lunedì 12 maggio 2008
giovedì 6 marzo 2008
La rivoluzione francese
Mooooolto riassunta....
LA FRANCIA PRIMA DELLA RIVOLUZIONE
La società francese era divisa in tre classi (nobiltà, clero, Terzo stato): diritti e doveri variavano a seconda dell'appartenenza.
Del Terzo stato fanno parte: contadini, artigiani, commercianti, bassa e alta borghesia.
La Francia era diviso in "paesi di stati", alcuni dei quali sostenevano un peso fiscale minore (Bretagna e Borgogna). Altre situazioni favorevoli erano previste per alcune città (Bordeaux, Tolosa) e l'università di Parigi.
L'ordine ecclesiastico era esente da imposte e sottratto alla giurisdizione civile, e poteva riscuotere le decime dai contadini. Inoltre, la proprietà ecclesiastica era inalienabile e il clero controllava l'intero sistema scolastico.
La nobiltà era esente da obblighi fiscali, poteva esercitare poteri di natura pubblica, percepiva piccole tasse locali e aveva funzioni di giudice di prima istanza. Aveva inoltre il privilegio esclusivo di caccia. La nobiltà si divideva in "nobiltà di spada" e "nobiltà di toga".
I contadini erano ancora sotto il regime feudale, costretti ad effettuare corvees. Anche i contadini divenuti proprietari terrieri erano costretti a pagare una tassa al signore del luogo per ogni passaggio di proprietà. La borghesia poteva acquistare liberamente, ma era soggetta ad una tassa per ogni cessione di proprietà; il signore poteva riscuotere un diritto chiamato "feudo franco".
GLI STATI GENERALI
1788: il re e il governo, a causa della difficile situazione finanziaria, decidono di rendere pubblico il bilancio.
La nobiltà proclama a gran voce l'antiassolutismo, fomentando sommosse. A Grenoble si arriva a ricostruire gli stati provinciali del Delfinato. La rivoluzione aristocratica è tesa però a ritornare alla situazione del 1614, anno in cui si erano tenuti per l'ultima volta gli Stati Generali, e non cercava alcun tipo di riforme.
In agosto Luigi XVI convoca gli Stati generali, ma il parlamento di Parigi e l'assemblea di aristocratici si rivelano contrari a cambiare l'assetto politico degli Stati Generali, che prevedeva lo stesso numero di rappresentanti per i tre stati. L'appoggio popolare alla nobiltà inizia quindi a diminuire, finché il re e il suo ministro delle Finanze, Necker, decidono di consentire che il Terzo stato abbia un numero di deputati un po' superiore a quello degli altri due messi insieme.
Gli elettori si limitavano a eleggere assemblee primarie, dalle quali uscivano i rappresentanti per gli Stati Generali. Compito delle assemblee primarie era anche quello di redigere i cahiers de doleance. Tra le richieste più popolari c'erano l'abolizione delle decime e del diritto esclusivo di caccia; venivano inoltre denunciati i privilegi signorili e le esenzioni fiscali.
Maggio 1789: gli Stati generali si riuniscono a Versailles. I deputati del Terzo stato, in gran parte uomini di legge, spingevano affinché gli Stati generali diventassero un organo riformatore e costituente. Erano appoggiati anche da alcuni uomini di spicco del Primo e del secondo stato, quali il vescovo Talleyrand e il marchese La Fayette. Dal canto loro, la nobiltà e il clero credevano che quella fosse l'occasione per ristabilire la loro forza politica e smantellare la monarchia assoluta. Luigi XVI voleva invece che gli Stati generali si riunissero semplicemente per votare un nuovo prestito allo stato francese.
Il Terzo stato respinse quindi il voto "per ordine", chiedendo che i vari stati si riunissero in assemblea per poter poi esprimere vere e proprie maggioranze e minoranze.
10 giugno 1789: i deputati del Terzo stato convocano la loro assemblea e invitano i rappresentanti degli altri stati ad unirsi a loro. Pochi giorni dopo, i deputati del Terzo stato e i pochi membri del clero che si sono uniti a loro assumono il nome di Assemblea nazionale. Questa presa di coscienza della forza posseduta dal Terzo stato, che appare improvvisa, era in realtà già stata preannunciata dagli uomini di lettere, ed in particolare dal Emmanuel Sieyes nel suo opuscolo "Che cos'è il Terzo stato?".
20 giugno 1789: Luigi XVI fa chiudere la sala delle riunioni del Terzo stato, ma i deputati si riuniscono ugualmente nella sala della pallacorda.
9 luglio 1789: l'assemblea nazionale diventa Assemblea nazionale costituente ed elegge un comitato con il compito di redigere un progetto di Costituzione.
Pochi giorni dopo, Luigi XVI licenzia Necker, che fino ad allora aveva mediato tra le parti, incorrendo nell'accusa di aver simulato il suo appoggio agli stati, e schiera le truppe davanti a Versailles.
ESTATE 1789
Il malcontento popolare era già diffuso a causa della carestia che nel 1788 aveva colpito la Francia: il popolo si aspettava però che l'Assemblea generale potesse risolvere questa situazione di crisi.
Con il licenziamento di Necker e lo schierarsi delle truppe davanti a corte, il furor di popolo divampò.
Tra il 12 e il 13 luglio le masse assaltarono i caselli posti lungo la cinta muraria di Parigi, in modo da eliminare il dazio che faceva aumentare a dismisura il prezzo delle merci. Le assemblee degli elettori decisero quindi di istituire una milizia borghese armata, con il compito di impedire puri atti di banditismo e di opporsi alla repressione di Versailles.
14 luglio 1789: un primo attacco viene sferrato contro l'Hotel des invalides, un edificio sorto come casa di riposo per veterani ma divenuto poi una caserma.
La folla armata raggiunge poi la Bastiglia, dove le trattative con il comandante per ottenere munizioni si trasformano in una vera e propria battaglia, che porta alla conquista della prigione da parte della milizia borghese.
Il re si presenta quindi di fronte all'Assemblea e le dà il pieno riconoscimento.
Il marchese La Fayette, già veterano di molte guerre, assume il comando della milizia borghese, denominata Guardia Popolare, e viene scelta la bandiera nazionale.
Il giorno successivo, Luigi XVI annuncia che Necker è tornato al governo e scende a Parigi, dove è accolto da una folla festante che lo decora con la coccarda tricolore.
I disordini si erano però estesi anche alle campagne, dove i contadini rifiutavano di pagare le decime e diedero all'assalto i castelli dei signori locali: l'Assemblea decise quindi di abolire gli antichi diritti feudali, a cominciare da quello di caccia. Si trattava, a conti fatti, della vera e propria distruzione dell'Ancien regime.
26 agosto 1789: l'Assemblea emana la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino, e distingue come uniche cause delle sciagure pubbliche e della corruzione dei governi "l'ignoranza, l'oblio o il disprezzo dei diritti dell'uomo". Si affermano poi la distinzione dei poteri, già teorizzata da Montesquieu, i diritti naturali dell'individuo, l'uguaglianza di fronte alla legge.
E' importante sottolineare come la Dichiarazione sia stata posta al di fuori della Costituzione: l'Assemblea non stava infatti concedendo quei diritti, ma ne riconosceva e dichiarava la loro esistenza.
5 ottobre 1789: una grande folla, composta in gran parte da donne, raggiunge Versailles per protestare contro il caro prezzi e ottiene il trasferimento del re, della corte e dell'Assemblea a Parigi.
E' in questo periodo che diviene fondamentale l'opinione pubblica, che si esprimeva attraverso club politica e intellettuali e organi di stampa politica.
MODERNIZZAZIONE DELLA FRANCIA
Tra il 1789 e il 1791 l'Assemblea cercò di dare un nuovo assetto costituzionale alla Francia. Mentre iniziavano a intravedersi le prime distinzioni politiche tra i deputati (aristocratici e patrioti), la Francia venne dichiarata un regno ereditario, e il re fu nominato re dei francesi e non più re di Francia. Inoltre, il monarca poteva opporre alle leggi già approvate dalla camera un rifiuto solo temporaneo, superabile attraverso due ulteriori votazioni. La Francia venne poi divisa in 83 dipartimenti dotati di organi elettivi.
Sistema elettorale: suffragio universale con l'esclusione dei minorenni, delle donne e dei "cittadini passivi". Questi erano infatti dotati dei diritti civili, ma non di quelli politici: di questa categoria facevano parte i domestici salariati (si pensava non potessero avere un'opinione diversa da quella dei loro padroni), i vagabondi, i mendicanti, e chi non poteva pagare un'imposta diretta pari a tre giornate di salario, quindi i lavoratori più poveri.
Il voto prevedeva due gradi: venivano inizialmente votate assemblee, che si occupavano poi a loro volta di eleggere i deputati. Le condizioni di censo per poter essere un elettore di secondo grado erano ovviamente più elevate, così come era ancor più elevato il censo per essere eleggibile a deputato (un marco d'argento). Il "decreto del marco" incontrò però l'aperta ostilità dei democratici, come Roberspierre e Marat, che lo ritenevano in netto contrasto con la Dichiarazione dei diritti. L'Assemblea deliberò quindi che qualsiasi elettore poteva divenire deputato, ma pose condizioni di censo più restrittive per divenire elettore di secondo grado.
Economia: L'Assemblea escluse l'ipotesi di bancarotta e sequestrò tutti i beni ecclesiastici, che furono disposti "a disposizione della Nazione". Vennero inoltre emessi titoli di credito pubblico, gli assegnati, che avrebbero dovuto tornare allo stato come pagamento dei beni ecclesiastici messi a disposizione dei privati, e non avrebbero dovuto avere corso legale. In breve tempo, però, l'assegnato si trasformò in vera e propria cartamoneta.
Religione: il clero avrebbe ricevuto uno stipendio statale, e parroci e vescovi sarebbero stati eletti direttamente dai cittadini. Dopo la condanna di papa Pio VI, l'Assemblea chiese al clero di prestare giuramento alla nazione, al re e alla Costituzione. Si creò così uno scisma tra preti "giurati" e preti "refrattari".
LA FINE DELLA MONARCHIA
Giugno 1791: il re parte segretamente, ma viene riconosciuto a Varennes e ricondotto a Parigi. L'Assemblea sospende Luigi XVI dalle sue funzioni, pur affermandone l'innocenza. Una gran folla, scesa in Campo di Marte per chiedere la repubblica, venne messa in fuga dalla Guardia Nazionale di La Fayette, e molti manifestanti rimasero uccisi.
Pochi mesi dopo, il re giurava fedeltà alla Costituzione.
L'Assemblea ingiunse ai principi renani di allontanare gli emigrati, che premevano per la deposizione dell'Assemblea e cercavano di tornare in patria, ma Francesco II d'Asburgo rifiutò.
1792: l'Assemblea, convinta dalla fervida oratoria dei girondini, obbliga il re a dichiarare guerra all'Austria.
Il cattivo inizio della guerra causa però a Parigi una serie di insurrezioni popolari. Operai e artigiani, riuniti sotto il nome di sanculotti, fanno irruzione nella sede dell'Assemblea, chiedendo e ottenendo la sospensione dei poteri del re, che viene imprigionato, e nuove elezioni per un'Assemblea costituente che prenderà il nome di Convenzione.
L'elezione si svolse in un clima di tensione, nonostante fosse stato abolito il limite di censo per i votanti; nel frattempo, un tribunale rivoluzionario procedeva all'arresto di centina di cittadini accusati di tradimento.
20 settembre 1792: la Convenzione proclama la repubblica, e l'esercito francese vince su quello austriaco.
LA REPUBBLICA GIACOBINA
Nella Convenzione si delinea la distanza tra girondini e giacobini (o montagnardi): una prima frattura si ha sul processo al re.
21 gennaio 1793: Luigi XVI viene condotto alla ghigliottina, con il parere contrario dei girondini.
Pochi giorni dopo, la Convenzione dichiarava guerra all'Inghilterra, anticipandone le mosse, e all'Olanda. Contro la Repubblica francese si forma una coalizione tra Austria, Prussia e Inghilterra. La Convenzione risponde chiamando alle armi l'intera nazione in nome della causa nazionale.
Nel frattempo, la Francia attraversa un periodo di crisi economica, dovuta all'inflazione della cartamoneta, la cui unica soluzione sembra essere il controllo statale di tutti i prezzi, contro cui si schierano i girondini. Basandosi sul malcontento popolare, il clero organizza una rivolta tra i contadini della Vandea, che rimarrà in stato di agitazione per tutti gli anni successivi.
2 giugno 1793: gli "arrabbiati", i nuovi capi dei sanculotti, insorgono, e costringono la Convenzione ad arrestare ventidue esponenti girondini.
Dopo la stesura della nuova costituzione, il potere viene ufficiosamente preso in mano dal Comitato di salute pubblica, nel quale viene eletto anche Roberspierre.
Il Comitato decreta l'abolizione dei diritti feudali e stabilisce il maximum dei prezzi, e instaura un regime di terrore. Crea inoltre une esercito di massa del tutto nuovo, che vince in Belgio.
DALLA CONVENZIONE AL DIRETTORIO
Con la fine dell'emergenza militare si riaprono le crisi interne: il maximum non basta a soddisfare le masse urbane, che si rivoltano contro Roberspierre, che il 9 termidoro viene destituito da un colpo di stato e ghigliottinato il giorno successivo.
Il gruppo che prende il potere, i termidoriani, libera i prigionieri politici, liberalizza il mercato, riapre le chiese.
I girondini tornano in Assemblea, e le sedi giacobine vengono devastate e chiuse; la massa popolare che insorge contro l'abolizione del maximum viene dispersa dalla Guardia nazionale, e il Controterrore diviene in realtà un nuovo Terrore, durante il quale i giacobini vengono giustiziati senza processo.
1795: attraverso un plebiscito viene approvata la cosiddetta Costituzione dell'anno III, che ristabilisce l'elezione a due gradi e instaura un sistema bicamerale. Il Consiglio dei Cinquecento elabora le leggi, mentre tocca al Consiglio degli Anziani approvarle o respingerle. Il potere esecutivo viene attribuito ad un organo composto da cinque membri chiamato Direttorio, che veniva eletto dagli Anziani su proposta dei Cinquecento.
Viene inoltre firmata la pace con la Prussia e con la Spagna.
Gli emigrati, lasciati tornare, si organizzano in movimenti di guerriglia, chiamati degli chouans, ma vengono dispersi da un giovane generale corso, Napoleone Bonaparte.
Nel frattempo sorgono nuove tendenze rivoluzionarie, tra le quali è utile sottolineare quella di Babeuf, che si prefigge l'uguaglianza politica ed economica di ogni cittadino, quasi a preconizzare il comunismo. Alla lotta aperta, inoltre, Babeuf sostituisce la cospirazione. I cospiratori, organizzati nella congiura degli eguali, vengono però arrestati dal Direttorio e condannati a morte prima che possano mettere in atto le loro teorie.
GUERRA!
1795: il Belgio viene annesso alla Francia, riprendono le operazioni militari contro l'Austria..
1796: una vittoria austriaca viene impedita dalle operazioni condotte in Italia da Napoleone, che diviene padrone dell'Italia settentrionale e attua un'offensiva dal basso contro l'Austria. A Campoformio viene quindi stipulata una pace che pone momentaneamente fine alle ostilità, e Venezia viene ceduta all'Austria. A Milano viene istituito un governo provvisorio, Bologna, Ferrara, Modena e Reggio vengono conquistate e formano la Confederazione cispadana. L'anno successivo questa confluirà assieme alla Lombardia nella Repubblica cisalpina, cui Napoleone darà d'autorità una Costituzione. Genova diventa una repubblica satellite della Francia.
1798: a seguito degli scontri avvenuti a Roma tra repubblicani e polizia, Napoleone occupa il Lazio e proclama la fine del potere temporale del papa. Ferdinando IV di Napoli cerca di intervenire a favore del papa, ma viene respinto dal generale Champonniet che entra a Napoli pochi giorni dopo e fonda la repubblica partenopea, nella quale spiccherà la figura di Vincenzo Cuoco.
CRISI DELLA REPUBBLICA DELL'ANNO III
1797: le elezioni danno la vittoria ai monarchici, ma Barras rovescia il risultato elettorale attraverso un colpo di stato; i capi monarchici vengono arrestati.
Talleyrand propone al direttorio di colpire l'Inghilterra attraverso l'Egitto: Napoleone, scelto per il comando dell'impresa, occupa Il Cairo, ma l'ammiraglio Nelson distrugge tutta la marina francese, e Napoleone si trova padrone e prigioniero dell'Egitto.
Nel frattempo la Russia, alleatasi con l'Inghilterra, penetrava in Italia e restaurava gli antichi governi. Anche la repubblica partenopea cadeva, e tutti i capi repubblicani venivano uccisi o imprigionati.
1799: i giacobini riportano una netta vittoria elettorale, ma la borghesia, guidata da Sieyes, compie un colpo di stato.
Il 18 brumaio del 1799 il Direttorio cessava di fatto di esistere. Napoleone si presentava quindi per chiedere che la Costituzione venisse abolita, ma veniva accolto come un traditore. Il fratello Luciano Bonaparte si assicurò quindi che le forze armate lo aiutassero e Murat diede l'ordine di sgomberare l'assemblea con la forza. La Repubblica dell'anno III finiva con una fuga dei deputati dai banchi delle aule.
LA FRANCIA PRIMA DELLA RIVOLUZIONE
La società francese era divisa in tre classi (nobiltà, clero, Terzo stato): diritti e doveri variavano a seconda dell'appartenenza.
Del Terzo stato fanno parte: contadini, artigiani, commercianti, bassa e alta borghesia.
La Francia era diviso in "paesi di stati", alcuni dei quali sostenevano un peso fiscale minore (Bretagna e Borgogna). Altre situazioni favorevoli erano previste per alcune città (Bordeaux, Tolosa) e l'università di Parigi.
L'ordine ecclesiastico era esente da imposte e sottratto alla giurisdizione civile, e poteva riscuotere le decime dai contadini. Inoltre, la proprietà ecclesiastica era inalienabile e il clero controllava l'intero sistema scolastico.
La nobiltà era esente da obblighi fiscali, poteva esercitare poteri di natura pubblica, percepiva piccole tasse locali e aveva funzioni di giudice di prima istanza. Aveva inoltre il privilegio esclusivo di caccia. La nobiltà si divideva in "nobiltà di spada" e "nobiltà di toga".
I contadini erano ancora sotto il regime feudale, costretti ad effettuare corvees. Anche i contadini divenuti proprietari terrieri erano costretti a pagare una tassa al signore del luogo per ogni passaggio di proprietà. La borghesia poteva acquistare liberamente, ma era soggetta ad una tassa per ogni cessione di proprietà; il signore poteva riscuotere un diritto chiamato "feudo franco".
GLI STATI GENERALI
1788: il re e il governo, a causa della difficile situazione finanziaria, decidono di rendere pubblico il bilancio.
La nobiltà proclama a gran voce l'antiassolutismo, fomentando sommosse. A Grenoble si arriva a ricostruire gli stati provinciali del Delfinato. La rivoluzione aristocratica è tesa però a ritornare alla situazione del 1614, anno in cui si erano tenuti per l'ultima volta gli Stati Generali, e non cercava alcun tipo di riforme.
In agosto Luigi XVI convoca gli Stati generali, ma il parlamento di Parigi e l'assemblea di aristocratici si rivelano contrari a cambiare l'assetto politico degli Stati Generali, che prevedeva lo stesso numero di rappresentanti per i tre stati. L'appoggio popolare alla nobiltà inizia quindi a diminuire, finché il re e il suo ministro delle Finanze, Necker, decidono di consentire che il Terzo stato abbia un numero di deputati un po' superiore a quello degli altri due messi insieme.
Gli elettori si limitavano a eleggere assemblee primarie, dalle quali uscivano i rappresentanti per gli Stati Generali. Compito delle assemblee primarie era anche quello di redigere i cahiers de doleance. Tra le richieste più popolari c'erano l'abolizione delle decime e del diritto esclusivo di caccia; venivano inoltre denunciati i privilegi signorili e le esenzioni fiscali.
Maggio 1789: gli Stati generali si riuniscono a Versailles. I deputati del Terzo stato, in gran parte uomini di legge, spingevano affinché gli Stati generali diventassero un organo riformatore e costituente. Erano appoggiati anche da alcuni uomini di spicco del Primo e del secondo stato, quali il vescovo Talleyrand e il marchese La Fayette. Dal canto loro, la nobiltà e il clero credevano che quella fosse l'occasione per ristabilire la loro forza politica e smantellare la monarchia assoluta. Luigi XVI voleva invece che gli Stati generali si riunissero semplicemente per votare un nuovo prestito allo stato francese.
Il Terzo stato respinse quindi il voto "per ordine", chiedendo che i vari stati si riunissero in assemblea per poter poi esprimere vere e proprie maggioranze e minoranze.
10 giugno 1789: i deputati del Terzo stato convocano la loro assemblea e invitano i rappresentanti degli altri stati ad unirsi a loro. Pochi giorni dopo, i deputati del Terzo stato e i pochi membri del clero che si sono uniti a loro assumono il nome di Assemblea nazionale. Questa presa di coscienza della forza posseduta dal Terzo stato, che appare improvvisa, era in realtà già stata preannunciata dagli uomini di lettere, ed in particolare dal Emmanuel Sieyes nel suo opuscolo "Che cos'è il Terzo stato?".
20 giugno 1789: Luigi XVI fa chiudere la sala delle riunioni del Terzo stato, ma i deputati si riuniscono ugualmente nella sala della pallacorda.
9 luglio 1789: l'assemblea nazionale diventa Assemblea nazionale costituente ed elegge un comitato con il compito di redigere un progetto di Costituzione.
Pochi giorni dopo, Luigi XVI licenzia Necker, che fino ad allora aveva mediato tra le parti, incorrendo nell'accusa di aver simulato il suo appoggio agli stati, e schiera le truppe davanti a Versailles.
ESTATE 1789
Il malcontento popolare era già diffuso a causa della carestia che nel 1788 aveva colpito la Francia: il popolo si aspettava però che l'Assemblea generale potesse risolvere questa situazione di crisi.
Con il licenziamento di Necker e lo schierarsi delle truppe davanti a corte, il furor di popolo divampò.
Tra il 12 e il 13 luglio le masse assaltarono i caselli posti lungo la cinta muraria di Parigi, in modo da eliminare il dazio che faceva aumentare a dismisura il prezzo delle merci. Le assemblee degli elettori decisero quindi di istituire una milizia borghese armata, con il compito di impedire puri atti di banditismo e di opporsi alla repressione di Versailles.
14 luglio 1789: un primo attacco viene sferrato contro l'Hotel des invalides, un edificio sorto come casa di riposo per veterani ma divenuto poi una caserma.
La folla armata raggiunge poi la Bastiglia, dove le trattative con il comandante per ottenere munizioni si trasformano in una vera e propria battaglia, che porta alla conquista della prigione da parte della milizia borghese.
Il re si presenta quindi di fronte all'Assemblea e le dà il pieno riconoscimento.
Il marchese La Fayette, già veterano di molte guerre, assume il comando della milizia borghese, denominata Guardia Popolare, e viene scelta la bandiera nazionale.
Il giorno successivo, Luigi XVI annuncia che Necker è tornato al governo e scende a Parigi, dove è accolto da una folla festante che lo decora con la coccarda tricolore.
I disordini si erano però estesi anche alle campagne, dove i contadini rifiutavano di pagare le decime e diedero all'assalto i castelli dei signori locali: l'Assemblea decise quindi di abolire gli antichi diritti feudali, a cominciare da quello di caccia. Si trattava, a conti fatti, della vera e propria distruzione dell'Ancien regime.
26 agosto 1789: l'Assemblea emana la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino, e distingue come uniche cause delle sciagure pubbliche e della corruzione dei governi "l'ignoranza, l'oblio o il disprezzo dei diritti dell'uomo". Si affermano poi la distinzione dei poteri, già teorizzata da Montesquieu, i diritti naturali dell'individuo, l'uguaglianza di fronte alla legge.
E' importante sottolineare come la Dichiarazione sia stata posta al di fuori della Costituzione: l'Assemblea non stava infatti concedendo quei diritti, ma ne riconosceva e dichiarava la loro esistenza.
5 ottobre 1789: una grande folla, composta in gran parte da donne, raggiunge Versailles per protestare contro il caro prezzi e ottiene il trasferimento del re, della corte e dell'Assemblea a Parigi.
E' in questo periodo che diviene fondamentale l'opinione pubblica, che si esprimeva attraverso club politica e intellettuali e organi di stampa politica.
MODERNIZZAZIONE DELLA FRANCIA
Tra il 1789 e il 1791 l'Assemblea cercò di dare un nuovo assetto costituzionale alla Francia. Mentre iniziavano a intravedersi le prime distinzioni politiche tra i deputati (aristocratici e patrioti), la Francia venne dichiarata un regno ereditario, e il re fu nominato re dei francesi e non più re di Francia. Inoltre, il monarca poteva opporre alle leggi già approvate dalla camera un rifiuto solo temporaneo, superabile attraverso due ulteriori votazioni. La Francia venne poi divisa in 83 dipartimenti dotati di organi elettivi.
Sistema elettorale: suffragio universale con l'esclusione dei minorenni, delle donne e dei "cittadini passivi". Questi erano infatti dotati dei diritti civili, ma non di quelli politici: di questa categoria facevano parte i domestici salariati (si pensava non potessero avere un'opinione diversa da quella dei loro padroni), i vagabondi, i mendicanti, e chi non poteva pagare un'imposta diretta pari a tre giornate di salario, quindi i lavoratori più poveri.
Il voto prevedeva due gradi: venivano inizialmente votate assemblee, che si occupavano poi a loro volta di eleggere i deputati. Le condizioni di censo per poter essere un elettore di secondo grado erano ovviamente più elevate, così come era ancor più elevato il censo per essere eleggibile a deputato (un marco d'argento). Il "decreto del marco" incontrò però l'aperta ostilità dei democratici, come Roberspierre e Marat, che lo ritenevano in netto contrasto con la Dichiarazione dei diritti. L'Assemblea deliberò quindi che qualsiasi elettore poteva divenire deputato, ma pose condizioni di censo più restrittive per divenire elettore di secondo grado.
Economia: L'Assemblea escluse l'ipotesi di bancarotta e sequestrò tutti i beni ecclesiastici, che furono disposti "a disposizione della Nazione". Vennero inoltre emessi titoli di credito pubblico, gli assegnati, che avrebbero dovuto tornare allo stato come pagamento dei beni ecclesiastici messi a disposizione dei privati, e non avrebbero dovuto avere corso legale. In breve tempo, però, l'assegnato si trasformò in vera e propria cartamoneta.
Religione: il clero avrebbe ricevuto uno stipendio statale, e parroci e vescovi sarebbero stati eletti direttamente dai cittadini. Dopo la condanna di papa Pio VI, l'Assemblea chiese al clero di prestare giuramento alla nazione, al re e alla Costituzione. Si creò così uno scisma tra preti "giurati" e preti "refrattari".
LA FINE DELLA MONARCHIA
Giugno 1791: il re parte segretamente, ma viene riconosciuto a Varennes e ricondotto a Parigi. L'Assemblea sospende Luigi XVI dalle sue funzioni, pur affermandone l'innocenza. Una gran folla, scesa in Campo di Marte per chiedere la repubblica, venne messa in fuga dalla Guardia Nazionale di La Fayette, e molti manifestanti rimasero uccisi.
Pochi mesi dopo, il re giurava fedeltà alla Costituzione.
L'Assemblea ingiunse ai principi renani di allontanare gli emigrati, che premevano per la deposizione dell'Assemblea e cercavano di tornare in patria, ma Francesco II d'Asburgo rifiutò.
1792: l'Assemblea, convinta dalla fervida oratoria dei girondini, obbliga il re a dichiarare guerra all'Austria.
Il cattivo inizio della guerra causa però a Parigi una serie di insurrezioni popolari. Operai e artigiani, riuniti sotto il nome di sanculotti, fanno irruzione nella sede dell'Assemblea, chiedendo e ottenendo la sospensione dei poteri del re, che viene imprigionato, e nuove elezioni per un'Assemblea costituente che prenderà il nome di Convenzione.
L'elezione si svolse in un clima di tensione, nonostante fosse stato abolito il limite di censo per i votanti; nel frattempo, un tribunale rivoluzionario procedeva all'arresto di centina di cittadini accusati di tradimento.
20 settembre 1792: la Convenzione proclama la repubblica, e l'esercito francese vince su quello austriaco.
LA REPUBBLICA GIACOBINA
Nella Convenzione si delinea la distanza tra girondini e giacobini (o montagnardi): una prima frattura si ha sul processo al re.
21 gennaio 1793: Luigi XVI viene condotto alla ghigliottina, con il parere contrario dei girondini.
Pochi giorni dopo, la Convenzione dichiarava guerra all'Inghilterra, anticipandone le mosse, e all'Olanda. Contro la Repubblica francese si forma una coalizione tra Austria, Prussia e Inghilterra. La Convenzione risponde chiamando alle armi l'intera nazione in nome della causa nazionale.
Nel frattempo, la Francia attraversa un periodo di crisi economica, dovuta all'inflazione della cartamoneta, la cui unica soluzione sembra essere il controllo statale di tutti i prezzi, contro cui si schierano i girondini. Basandosi sul malcontento popolare, il clero organizza una rivolta tra i contadini della Vandea, che rimarrà in stato di agitazione per tutti gli anni successivi.
2 giugno 1793: gli "arrabbiati", i nuovi capi dei sanculotti, insorgono, e costringono la Convenzione ad arrestare ventidue esponenti girondini.
Dopo la stesura della nuova costituzione, il potere viene ufficiosamente preso in mano dal Comitato di salute pubblica, nel quale viene eletto anche Roberspierre.
Il Comitato decreta l'abolizione dei diritti feudali e stabilisce il maximum dei prezzi, e instaura un regime di terrore. Crea inoltre une esercito di massa del tutto nuovo, che vince in Belgio.
DALLA CONVENZIONE AL DIRETTORIO
Con la fine dell'emergenza militare si riaprono le crisi interne: il maximum non basta a soddisfare le masse urbane, che si rivoltano contro Roberspierre, che il 9 termidoro viene destituito da un colpo di stato e ghigliottinato il giorno successivo.
Il gruppo che prende il potere, i termidoriani, libera i prigionieri politici, liberalizza il mercato, riapre le chiese.
I girondini tornano in Assemblea, e le sedi giacobine vengono devastate e chiuse; la massa popolare che insorge contro l'abolizione del maximum viene dispersa dalla Guardia nazionale, e il Controterrore diviene in realtà un nuovo Terrore, durante il quale i giacobini vengono giustiziati senza processo.
1795: attraverso un plebiscito viene approvata la cosiddetta Costituzione dell'anno III, che ristabilisce l'elezione a due gradi e instaura un sistema bicamerale. Il Consiglio dei Cinquecento elabora le leggi, mentre tocca al Consiglio degli Anziani approvarle o respingerle. Il potere esecutivo viene attribuito ad un organo composto da cinque membri chiamato Direttorio, che veniva eletto dagli Anziani su proposta dei Cinquecento.
Viene inoltre firmata la pace con la Prussia e con la Spagna.
Gli emigrati, lasciati tornare, si organizzano in movimenti di guerriglia, chiamati degli chouans, ma vengono dispersi da un giovane generale corso, Napoleone Bonaparte.
Nel frattempo sorgono nuove tendenze rivoluzionarie, tra le quali è utile sottolineare quella di Babeuf, che si prefigge l'uguaglianza politica ed economica di ogni cittadino, quasi a preconizzare il comunismo. Alla lotta aperta, inoltre, Babeuf sostituisce la cospirazione. I cospiratori, organizzati nella congiura degli eguali, vengono però arrestati dal Direttorio e condannati a morte prima che possano mettere in atto le loro teorie.
GUERRA!
1795: il Belgio viene annesso alla Francia, riprendono le operazioni militari contro l'Austria..
1796: una vittoria austriaca viene impedita dalle operazioni condotte in Italia da Napoleone, che diviene padrone dell'Italia settentrionale e attua un'offensiva dal basso contro l'Austria. A Campoformio viene quindi stipulata una pace che pone momentaneamente fine alle ostilità, e Venezia viene ceduta all'Austria. A Milano viene istituito un governo provvisorio, Bologna, Ferrara, Modena e Reggio vengono conquistate e formano la Confederazione cispadana. L'anno successivo questa confluirà assieme alla Lombardia nella Repubblica cisalpina, cui Napoleone darà d'autorità una Costituzione. Genova diventa una repubblica satellite della Francia.
1798: a seguito degli scontri avvenuti a Roma tra repubblicani e polizia, Napoleone occupa il Lazio e proclama la fine del potere temporale del papa. Ferdinando IV di Napoli cerca di intervenire a favore del papa, ma viene respinto dal generale Champonniet che entra a Napoli pochi giorni dopo e fonda la repubblica partenopea, nella quale spiccherà la figura di Vincenzo Cuoco.
CRISI DELLA REPUBBLICA DELL'ANNO III
1797: le elezioni danno la vittoria ai monarchici, ma Barras rovescia il risultato elettorale attraverso un colpo di stato; i capi monarchici vengono arrestati.
Talleyrand propone al direttorio di colpire l'Inghilterra attraverso l'Egitto: Napoleone, scelto per il comando dell'impresa, occupa Il Cairo, ma l'ammiraglio Nelson distrugge tutta la marina francese, e Napoleone si trova padrone e prigioniero dell'Egitto.
Nel frattempo la Russia, alleatasi con l'Inghilterra, penetrava in Italia e restaurava gli antichi governi. Anche la repubblica partenopea cadeva, e tutti i capi repubblicani venivano uccisi o imprigionati.
1799: i giacobini riportano una netta vittoria elettorale, ma la borghesia, guidata da Sieyes, compie un colpo di stato.
Il 18 brumaio del 1799 il Direttorio cessava di fatto di esistere. Napoleone si presentava quindi per chiedere che la Costituzione venisse abolita, ma veniva accolto come un traditore. Il fratello Luciano Bonaparte si assicurò quindi che le forze armate lo aiutassero e Murat diede l'ordine di sgomberare l'assemblea con la forza. La Repubblica dell'anno III finiva con una fuga dei deputati dai banchi delle aule.
lunedì 29 ottobre 2007
Il sacco di Roma (1527)
Papa Clemente VII (Giulio de Medici), facendo forza sulla guerra che divide Francesco I di Valois, re di Francia, e Carlo V d'Asburgo, imperatore del Sacro Romano Impero, si fa promotore di una lega anti-imperiale, la Santa Lega di Cognac.
La Lega, dal punto di vista papale, aveva lo scopo di difendere lo Stato Pontificio dalle mire di Carlo V che, una volta penetrato nell'Italia settentrionale, sarebbe sceso fino a Roma con l'intento di unificare la penisola.
L'imperatore tentò in un primo tempo di ristabilire pacificamente l'alleanza con il Papa, ma, al rifiuto di questi, decise di intervenire militarmente.
Non potendo procedere di persona, essendo impegnato su altri fronti, scatenò contro il Papa la famiglia dei Colonna, da sempre nemica dei Medici.
Il cardinale Pompeo Colonna sguinzagliò quindi i suoi soldati nella città pontificia e mise la corte papale sotto assedio: per liberarsi, Papa Clemente VIII dovette abiurare la Lega Santa e promettere l'alleanza a Carlo V.
Una volta libero, però, il Papa non mantenne fede al patto e chiamò in suo aiuto Francesco I di Francia.
L'imperatore decise quindi l'intervento armato contro lo Stato Pontificio, e inviò a Roma un contingente di lanzichenecchi, teoricamente comandate da un generale tedesco, che dovette però ritirarsi a guerra appena iniziata.
Il 6 maggio 1527 le truppe lanzichenecchie entrano in Roma, dopo la morte del loro generale: il Papa riesce a salvarsi solo grazie al sacrificio dell'intero corpo delle guardie svizzere, usufruendo di un passaggio segreto che lo porta a Castel Sant'Angelo.
Le truppe lanzichenecchie, rimaste senza comandante e senza paga, si diedero allora al saccheggio sistematico della città, lasciando poi spazio alla peste: a fine anno, a Roma rimaneva un abitante su cinque.
Per fare cessare il saccheggio, Papa Clemente VII acconsentì a versare un ingente somma all'imperatore e abbandonò Roma alla volta di Orvieto.
Tre anni più tardi, Clemente VII incoronava Carlo V imperatore, sigillando una rinnovata alleanza: quest'ultimo si impegnava a sua volta di restaurare il dominio dei Medici a Firenze abbattendo la repubblica.
La Lega, dal punto di vista papale, aveva lo scopo di difendere lo Stato Pontificio dalle mire di Carlo V che, una volta penetrato nell'Italia settentrionale, sarebbe sceso fino a Roma con l'intento di unificare la penisola.
L'imperatore tentò in un primo tempo di ristabilire pacificamente l'alleanza con il Papa, ma, al rifiuto di questi, decise di intervenire militarmente.
Non potendo procedere di persona, essendo impegnato su altri fronti, scatenò contro il Papa la famiglia dei Colonna, da sempre nemica dei Medici.
Il cardinale Pompeo Colonna sguinzagliò quindi i suoi soldati nella città pontificia e mise la corte papale sotto assedio: per liberarsi, Papa Clemente VIII dovette abiurare la Lega Santa e promettere l'alleanza a Carlo V.
Una volta libero, però, il Papa non mantenne fede al patto e chiamò in suo aiuto Francesco I di Francia.
L'imperatore decise quindi l'intervento armato contro lo Stato Pontificio, e inviò a Roma un contingente di lanzichenecchi, teoricamente comandate da un generale tedesco, che dovette però ritirarsi a guerra appena iniziata.
Il 6 maggio 1527 le truppe lanzichenecchie entrano in Roma, dopo la morte del loro generale: il Papa riesce a salvarsi solo grazie al sacrificio dell'intero corpo delle guardie svizzere, usufruendo di un passaggio segreto che lo porta a Castel Sant'Angelo.
Le truppe lanzichenecchie, rimaste senza comandante e senza paga, si diedero allora al saccheggio sistematico della città, lasciando poi spazio alla peste: a fine anno, a Roma rimaneva un abitante su cinque.
Per fare cessare il saccheggio, Papa Clemente VII acconsentì a versare un ingente somma all'imperatore e abbandonò Roma alla volta di Orvieto.
Tre anni più tardi, Clemente VII incoronava Carlo V imperatore, sigillando una rinnovata alleanza: quest'ultimo si impegnava a sua volta di restaurare il dominio dei Medici a Firenze abbattendo la repubblica.
martedì 9 ottobre 2007
La guerra dei 30 anni
L'impero tedesco non ha unità amministrativa, territoriale e politica, ma è un agglomerato di ducati, principati laici ed ecclesiastici, città libere.
Rodolfo II d'Asburgo trasferisce la capitale in Boemia, e cerca di convertire l'intero impero alla religione cattolica: per la scarsità di impegno politico, viene però presto destituito dal cugino, e mantiene solo formalmente la corona ed il potere sulla Boemia.
I sudditi boemi ne approfittano però per estorcergli nel 1609 la lettera di maestà, che garantisce libertà di culto ai luterani.
Alla morte di Rodolfo, il regno passa a Mattia, che lascia la lettera di maestà alla Boemia in cambio del riconoscimento come suo successore del contro-riformista Ferdinando d'Asburgo, uno dei capi della Lega cattolica.
Alla morte di Mattia la capitale viene riportata a Vienna, lasciando a Praga un comitato di reggenti, che forma un consiglio di governo di maggioranza cattolica e fa chiudere i templi protestanti.
Il 23 maggio 1618 una folla penetra nel castello di Praga e fa precipitare da un finestra tre reggenti (la defenestrazione di Praga): è il via per una vera e propria rivoluzione, i gesuiti vengono espulsi e la nobiltà protestante crea un governo provvisorio.
Durante l'estate, la dieta, pur essendo di maggioranza protestante, elegge a Francoforte Ferdinando come nuovo imperatore, ma contemporaneamente la Boemia lo dichiara decaduto e offre la corona ad un principe calvinista, Federico V duca del Palatinato che nel 1619 fa il suo ingresso trionfale a Praga.
Alleati degli Asburgo: Spagna, Baviera e lega dei principi cattolici.
Alleati della Boemia: Transilvania, Venezia, Olanda e Inghilterra, ma solo la Transilvania manda qualche truppa.
Nel 1620 il duca di Baviera invade la Boemia, sbaragliando i nemici in appena un'ora presso la Montagna bianca. Praga viene abbandonata la saccheggio delle truppe tedesche, mente il ramo spagnolo degli Asburgo assedia il Palatinato.
La corona di Boemia viene dichiarata possedimento ereditario degli Asburgo.
Nel 1622 viene espugnata Heidelberg, la capitale del Palatinato, e la guerra si sarebbe potuta dire conclusa, se Ferdinando II non avesse deciso di sequestrare a Federico V ("re di un inverno") tutte le terre e di togliere al Palatinato il titolo di elettore a favore della Baviera.
Nel 1624 il re di Danimarca, il protestante Cristiano IV, si prepara a intervenire contro gli Asburgo alleandosi con i principi protestanti tedeschi. Nel frattempo, la Spagna riapre le ostilità con le Province Unite.
Le truppe danesi vengono più volte sconfitte e, dopo la battaglia di Lutter, la Danimarca è costretta a firmare la pace a Lubecca.
Forte di questo, Ferdinando II emana un editto che prevede la restituzione di tutti i beni cattolici sequestrati: gli stati europei non tardano a vedere il pericolo di una monarchia accentratrice tedesca.
Nel 1630 le truppe svedesi, guidate dal re Gustavo Adolfo, sbarcano sulle coste della Pomerania, e, ottenuta un'alleanza con la Sassonia, riportano una netta vittoria sull'esercito imperiale presso Lipsia.
Nel 1632 gli svedesi riportano una nuova vittoria a Lutzen, ma il re rimane ucciso in battaglia e diventa regina la piccola Cristina.
Nel 1635 le truppe svedesi sono infine sconfitte a Nordlingen e costrette a firmare la pace a Praga.
Nel 1635 il primo ministro francese Richelieu dichiara guerra ad entrambi i rami della dinastia asbrugica (spagnolo e tedesco) ed offre il proprio aiuto ai principi protestanti tedeschi ed alle Province Unite.
Nel 1643 i francesi ottengono una grossa vittoria contro gli spagnoli presso Rocroi, mentre le truppe svedesi e francesi penetrano in Baviera e Boemia.
Nel 1648 in Westfalia vengono firmati due diversi trattati di pace, il primo tra l'imperatore e la Francia, il secondo tra i principi tedeschi, l'imperatore e la Svezia.
La pace di Westfalia sancisce:
- l'assegnazione della Pomerania alla Svezia e la sua entrata nella dieta
- l'entrata della Danimarca nella dieta
- la conquista di alcune città renane e di buona parte dell'Alsazia da parte della Francia
- la perdita di autorità da parte dell'imperatore, sempre più assoggettato alle volontà dei singoli principi
- la restituzione del titolo di elettore al Palatinato, che però non viene tolto alla Baviera: il collegio imperiale passa così a otto membri.
La guerra tra Francia e Spagna non terminerà invece fino al 1659.
Rodolfo II d'Asburgo trasferisce la capitale in Boemia, e cerca di convertire l'intero impero alla religione cattolica: per la scarsità di impegno politico, viene però presto destituito dal cugino, e mantiene solo formalmente la corona ed il potere sulla Boemia.
I sudditi boemi ne approfittano però per estorcergli nel 1609 la lettera di maestà, che garantisce libertà di culto ai luterani.
Alla morte di Rodolfo, il regno passa a Mattia, che lascia la lettera di maestà alla Boemia in cambio del riconoscimento come suo successore del contro-riformista Ferdinando d'Asburgo, uno dei capi della Lega cattolica.
Alla morte di Mattia la capitale viene riportata a Vienna, lasciando a Praga un comitato di reggenti, che forma un consiglio di governo di maggioranza cattolica e fa chiudere i templi protestanti.
Il 23 maggio 1618 una folla penetra nel castello di Praga e fa precipitare da un finestra tre reggenti (la defenestrazione di Praga): è il via per una vera e propria rivoluzione, i gesuiti vengono espulsi e la nobiltà protestante crea un governo provvisorio.
Durante l'estate, la dieta, pur essendo di maggioranza protestante, elegge a Francoforte Ferdinando come nuovo imperatore, ma contemporaneamente la Boemia lo dichiara decaduto e offre la corona ad un principe calvinista, Federico V duca del Palatinato che nel 1619 fa il suo ingresso trionfale a Praga.
Alleati degli Asburgo: Spagna, Baviera e lega dei principi cattolici.
Alleati della Boemia: Transilvania, Venezia, Olanda e Inghilterra, ma solo la Transilvania manda qualche truppa.
Nel 1620 il duca di Baviera invade la Boemia, sbaragliando i nemici in appena un'ora presso la Montagna bianca. Praga viene abbandonata la saccheggio delle truppe tedesche, mente il ramo spagnolo degli Asburgo assedia il Palatinato.
La corona di Boemia viene dichiarata possedimento ereditario degli Asburgo.
Nel 1622 viene espugnata Heidelberg, la capitale del Palatinato, e la guerra si sarebbe potuta dire conclusa, se Ferdinando II non avesse deciso di sequestrare a Federico V ("re di un inverno") tutte le terre e di togliere al Palatinato il titolo di elettore a favore della Baviera.
Nel 1624 il re di Danimarca, il protestante Cristiano IV, si prepara a intervenire contro gli Asburgo alleandosi con i principi protestanti tedeschi. Nel frattempo, la Spagna riapre le ostilità con le Province Unite.
Le truppe danesi vengono più volte sconfitte e, dopo la battaglia di Lutter, la Danimarca è costretta a firmare la pace a Lubecca.
Forte di questo, Ferdinando II emana un editto che prevede la restituzione di tutti i beni cattolici sequestrati: gli stati europei non tardano a vedere il pericolo di una monarchia accentratrice tedesca.
Nel 1630 le truppe svedesi, guidate dal re Gustavo Adolfo, sbarcano sulle coste della Pomerania, e, ottenuta un'alleanza con la Sassonia, riportano una netta vittoria sull'esercito imperiale presso Lipsia.
Nel 1632 gli svedesi riportano una nuova vittoria a Lutzen, ma il re rimane ucciso in battaglia e diventa regina la piccola Cristina.
Nel 1635 le truppe svedesi sono infine sconfitte a Nordlingen e costrette a firmare la pace a Praga.
Nel 1635 il primo ministro francese Richelieu dichiara guerra ad entrambi i rami della dinastia asbrugica (spagnolo e tedesco) ed offre il proprio aiuto ai principi protestanti tedeschi ed alle Province Unite.
Nel 1643 i francesi ottengono una grossa vittoria contro gli spagnoli presso Rocroi, mentre le truppe svedesi e francesi penetrano in Baviera e Boemia.
Nel 1648 in Westfalia vengono firmati due diversi trattati di pace, il primo tra l'imperatore e la Francia, il secondo tra i principi tedeschi, l'imperatore e la Svezia.
La pace di Westfalia sancisce:
- l'assegnazione della Pomerania alla Svezia e la sua entrata nella dieta
- l'entrata della Danimarca nella dieta
- la conquista di alcune città renane e di buona parte dell'Alsazia da parte della Francia
- la perdita di autorità da parte dell'imperatore, sempre più assoggettato alle volontà dei singoli principi
- la restituzione del titolo di elettore al Palatinato, che però non viene tolto alla Baviera: il collegio imperiale passa così a otto membri.
La guerra tra Francia e Spagna non terminerà invece fino al 1659.
lunedì 1 ottobre 2007
La rivoluzione industriale (appunti dettati)
L'importanza delle scoperte tecniche (metà XVIII sec., Inghilterra):
processo di sostituzione del lavoro manuale con le macchine, prima nell'industria del cotone poi in quella della lana. Infatti, per mezzo dell'invenzione della navicella volante di Kay, un tessitore aveva raddoppiato la quantità di lavoro giornaliera (cfr. libro pag. 243 - 244).
Rivoluzione od evoluzione?
Potrebbe sembrare, quindi, che queste invenzioni di nuove macchine avessero dato origine alla rivoluzione industriale, e di questo parere fu Karl Marx, che dedicò il XV capitolo de "Il Capitale" al "macchinismo e la grande industria". Egli individua anche nella manifattura la base della grande industria, in quanto le grandi invenzioni di Ankwright e di Watt non si sarebbero potute applicare se il periodo manifatturiero non avesse prodotto "un gran numero di abili operai meccanici".
Il termine "rivoluzione industriale" che adopera Marx era già stato adoperato da John Stuart Mill nel 1848 e nel 1844 da F. Engels nel "Le condizioni della classe operaia in Inghilterra", e poi fu fatto entrare nell'uso comune da Toynbee, che, nel 1884, pubblicò le "Lectures on the industrial Revolution in England". Anche per il Toynbee le origini della rivoluzione industriale e la sostituzione del sistema della fabbrica al sistema domestico, andavano ricercate in gran parte nelle invenzioni meccaniche della seconda metà del '700, ma egli metteva in rilievo anche altri fattori, come il notevole incremento della popolazione, o la trasformazione, mediante il processo delle recinzioni (enclosures), dei campi aperti medievali nelle moderne e grandi fattorie.
A questi vari aspetti rivolse la sua attenzione anche il Mantoux, con la tendenza però a valutare in modo diverso l'importanza del macchinismo, in quanto, secondo lui, l'invenzione della macchina non era stata fatta d'un tratto e fin dal secolo XVI si erano usate macchine molto ingegnose e talvolta anche molto potenti; d'altra parte, dalla manifattura si passò alla grande industria attraverso modifiche quasi insensibili, sicchè si dovrebbe sostituire la parola macchinismo con un'espressione più larga che dovrebbe indicare il perfezionamento tecnico sotto tutte le forme.
Anche per il Sombart nel passaggio dalla fase precedente dell'industria a domicilio alla succesiva dell'industria capitalistica non ci sarebbe quel distacco che si presuppone quando si adopera la parola rivoluzione. Questa se mai ci fu alla fine del Medioevo, dopo il XV secolo, quando vennero compiuti progressi decisivi nella tecnica dell'industria mineraria e metallurgica; quando il rapido incremento della domanda impose la fabbricazione di prodotti nuovi e perciò l'introduzione di nuovi strumenti di lavoro, come nell'industria tessile; quando, infine, i grandi mutamenti nelle condizioni del mercato cominciarono a impedire all'artigiano l'acquisto diretto delle materie prime e lo misero alle dipendenze del mercante all'ingrosso.
Il take-off o decollo
Una caratteristica essenziale di queste interpretazioni che insistono più sulla evoluzione che sulla rivoluzione è che tendono a mettere nell'ombra le sofferenze e i disagi che il passaggio dal precedente sistema di produzione al successivo generò nelle classi lavoratrici. Basta leggere "La rivoluzione industriale" dell'Ashton per vedere come tutto il lungo processo si sarebbe svolto senza contrasti con il pacifico accordo delle varie classi sociali (sic!).
Il fatto è che veramente questi storici dell'evoluzione non potevano capire tutta la somma di dolori che la rivoluzione industriale aveva portato con sè, e la prima cosa da fare per riacquistare il vivo senso del dramma era quaella di riaffermare l'importanza della frattura operata dalla rivoluzione industriale nel corso dello sviluppo economico tra '700 e '800.
Ciò è stato fatto da Rostow che ha parlato di "decollo in direzione di uno sviluppo che si ottiene da sè" (take-off into self-sustained growth): il decollo è definito come il periodo in cui "in un decennio o due, sia la struttura fondamentale dell'economia, sia la struttura sociale e politica della società vengono trasformate in modo tale che dopo è possibile alimentare regolarmente un ritmo continuo di sviluppo"; oppure il take-off può essere definito in due modi: il primo riguarda il periodo, nella vita di un'economia, in cui, nel tempo stesso, uno o più settori industriali moderni incominca a determinare non soltanto nuove funzioni produttive ma anche effetti che si diffondono su vasta scala; il secondo afferma che, perchè si possa avere il take-off, occorre che un'economia dimostri la capacità di sfruttare gli sviluppi successivi così bene da far emergere nuovi settori-guida. E' questa dimostrazione della capacità di spostare un gruppo di settori-guida ad un altro, che distingue la mancata onda industriale di transizione dal vero take-off.
Tale esigenza funzionale ha fatto stabilire che il take-off comprende uno spazio di circa 20 anni; un tale periodo è necessario per rivelare se una società è capace di vincere la crisi strutturale che l'iniziale vuoto di sviluppo di solito porta con sè, e che è pure capace di assimilare quel cangiante flusso tecnologico dal quale dipende un sostenuto sviluppo.
Dopo queste affermazioni del Rostow i sostenitori dello sviluppo gradualistico sono diventati muti. Tuttavia, il Rostow stesso è stato forse ben lontano dal negare uno sviluppo gradualistico dell'economia, se nel suo libro "The porcess of economic growth" (Oxford, 1953) afferma che, in ogni processo di industrializzazione, si possono distinguere varie fasi: una prima di pre-rivoluzione industriale caratterizzata dal capitalismo commerciale, una seconda di tak-off, una terza di sviluppo sostenuto; e, infine, una quarta di maturità. In effetti, il Rostow, partendo anche dalle più recenti esperienze dei paesei sottosviluppati nei quali è avvertita profondamente l'esigenza di cambiamenti rapidi e di fondo nella struttura agricola primitiva, ha ripreso il concetto di rivoluzione. Questa rivalutazione del concetto di rivoluzione ha di nuovo spinto gli studiosi a ricercare quali motivi ne sono stati alla base. Così, ecco il Rostow elencarne i vari fattori che, di solito, possono contribuire ad aprire un periodo di "decollo": la popolazione, l'agricoltura, la tecnica, la formazione di capitali ed il commercio estero. Di solito, abbiamo detto, perchè ciò che afferma il Rostow è largamente impregnato di sociologismo, i quanto egli tende ad applicare gli stessi crieteri di guidizio a tutti i fenomeni simili che si sono verificati dal '700 ad oggi (a scapito della specificità delle varie situazioni).
"Il Prometeo liberato" di Landes
Secondo l'antico mito, Prometeo è il Titano che rubò il fuoco agli dei per farne dono agli uomini insieme alle arti portatrici di civiltà. Il gesto di sfida gli costò la punizione divina: incatenato ad una rupe, un avvoltoio gli avrebbe divorato il fegato in eterno. Come l'impresa titanica di Prometeo alludeva ad un evento decisivo nella storia dell'uomo, allo stesso mondo Landes attribuisce alla rivluzione industraile il valore di una frattura essenziale, dopo la quale nulla sarà come prima. Prometeo è stato liberato: in altre parole, l'enorme potenza insita nella capiacità dell'uomo di manipolare la natura ha trovato infine completo dispiegamento. Landes si impegna in una ricostruzione complessiva dello sviluppo che vide l'europa abbandonare progressivamente l'economia agricola e artigianale a favore di quella indsutriale. La rivoluzione industriale inglese è l'inizio di un'era di continua e accelerata trasformazione, che modifica e talvolta capovolge i valori e il modo di agire degli uomini sotto tutti gli aspetti, economico, sociale, politico, culturale e ideologico. Il mondo non sarà più lo stesso: gli stati si troveranno presto divisi da un abisso, in termini di potere e di benessere, fra quelli sviluppati e quelli che restano legati ad un'economia agricola; i tradizionali rapporti sociali e politici saranno sconvolti dall'ascesa inarrestabile delle classe borghese. Landes, insomma, è fra quanti interpretano gli anni cruciali a cavallo tra '700 e '800 come un periodo di radicale discontinuità rispetto al passato.
I nomi in un altro colore, per chi non l'avesse capito, contengono link con l'ottima wikipedia, per chi avesse curiosità varie ed eventuali.
processo di sostituzione del lavoro manuale con le macchine, prima nell'industria del cotone poi in quella della lana. Infatti, per mezzo dell'invenzione della navicella volante di Kay, un tessitore aveva raddoppiato la quantità di lavoro giornaliera (cfr. libro pag. 243 - 244).
Rivoluzione od evoluzione?
Potrebbe sembrare, quindi, che queste invenzioni di nuove macchine avessero dato origine alla rivoluzione industriale, e di questo parere fu Karl Marx, che dedicò il XV capitolo de "Il Capitale" al "macchinismo e la grande industria". Egli individua anche nella manifattura la base della grande industria, in quanto le grandi invenzioni di Ankwright e di Watt non si sarebbero potute applicare se il periodo manifatturiero non avesse prodotto "un gran numero di abili operai meccanici".
Il termine "rivoluzione industriale" che adopera Marx era già stato adoperato da John Stuart Mill nel 1848 e nel 1844 da F. Engels nel "Le condizioni della classe operaia in Inghilterra", e poi fu fatto entrare nell'uso comune da Toynbee, che, nel 1884, pubblicò le "Lectures on the industrial Revolution in England". Anche per il Toynbee le origini della rivoluzione industriale e la sostituzione del sistema della fabbrica al sistema domestico, andavano ricercate in gran parte nelle invenzioni meccaniche della seconda metà del '700, ma egli metteva in rilievo anche altri fattori, come il notevole incremento della popolazione, o la trasformazione, mediante il processo delle recinzioni (enclosures), dei campi aperti medievali nelle moderne e grandi fattorie.
A questi vari aspetti rivolse la sua attenzione anche il Mantoux, con la tendenza però a valutare in modo diverso l'importanza del macchinismo, in quanto, secondo lui, l'invenzione della macchina non era stata fatta d'un tratto e fin dal secolo XVI si erano usate macchine molto ingegnose e talvolta anche molto potenti; d'altra parte, dalla manifattura si passò alla grande industria attraverso modifiche quasi insensibili, sicchè si dovrebbe sostituire la parola macchinismo con un'espressione più larga che dovrebbe indicare il perfezionamento tecnico sotto tutte le forme.
Anche per il Sombart nel passaggio dalla fase precedente dell'industria a domicilio alla succesiva dell'industria capitalistica non ci sarebbe quel distacco che si presuppone quando si adopera la parola rivoluzione. Questa se mai ci fu alla fine del Medioevo, dopo il XV secolo, quando vennero compiuti progressi decisivi nella tecnica dell'industria mineraria e metallurgica; quando il rapido incremento della domanda impose la fabbricazione di prodotti nuovi e perciò l'introduzione di nuovi strumenti di lavoro, come nell'industria tessile; quando, infine, i grandi mutamenti nelle condizioni del mercato cominciarono a impedire all'artigiano l'acquisto diretto delle materie prime e lo misero alle dipendenze del mercante all'ingrosso.
Il take-off o decollo
Una caratteristica essenziale di queste interpretazioni che insistono più sulla evoluzione che sulla rivoluzione è che tendono a mettere nell'ombra le sofferenze e i disagi che il passaggio dal precedente sistema di produzione al successivo generò nelle classi lavoratrici. Basta leggere "La rivoluzione industriale" dell'Ashton per vedere come tutto il lungo processo si sarebbe svolto senza contrasti con il pacifico accordo delle varie classi sociali (sic!).
Il fatto è che veramente questi storici dell'evoluzione non potevano capire tutta la somma di dolori che la rivoluzione industriale aveva portato con sè, e la prima cosa da fare per riacquistare il vivo senso del dramma era quaella di riaffermare l'importanza della frattura operata dalla rivoluzione industriale nel corso dello sviluppo economico tra '700 e '800.
Ciò è stato fatto da Rostow che ha parlato di "decollo in direzione di uno sviluppo che si ottiene da sè" (take-off into self-sustained growth): il decollo è definito come il periodo in cui "in un decennio o due, sia la struttura fondamentale dell'economia, sia la struttura sociale e politica della società vengono trasformate in modo tale che dopo è possibile alimentare regolarmente un ritmo continuo di sviluppo"; oppure il take-off può essere definito in due modi: il primo riguarda il periodo, nella vita di un'economia, in cui, nel tempo stesso, uno o più settori industriali moderni incominca a determinare non soltanto nuove funzioni produttive ma anche effetti che si diffondono su vasta scala; il secondo afferma che, perchè si possa avere il take-off, occorre che un'economia dimostri la capacità di sfruttare gli sviluppi successivi così bene da far emergere nuovi settori-guida. E' questa dimostrazione della capacità di spostare un gruppo di settori-guida ad un altro, che distingue la mancata onda industriale di transizione dal vero take-off.
Tale esigenza funzionale ha fatto stabilire che il take-off comprende uno spazio di circa 20 anni; un tale periodo è necessario per rivelare se una società è capace di vincere la crisi strutturale che l'iniziale vuoto di sviluppo di solito porta con sè, e che è pure capace di assimilare quel cangiante flusso tecnologico dal quale dipende un sostenuto sviluppo.
Dopo queste affermazioni del Rostow i sostenitori dello sviluppo gradualistico sono diventati muti. Tuttavia, il Rostow stesso è stato forse ben lontano dal negare uno sviluppo gradualistico dell'economia, se nel suo libro "The porcess of economic growth" (Oxford, 1953) afferma che, in ogni processo di industrializzazione, si possono distinguere varie fasi: una prima di pre-rivoluzione industriale caratterizzata dal capitalismo commerciale, una seconda di tak-off, una terza di sviluppo sostenuto; e, infine, una quarta di maturità. In effetti, il Rostow, partendo anche dalle più recenti esperienze dei paesei sottosviluppati nei quali è avvertita profondamente l'esigenza di cambiamenti rapidi e di fondo nella struttura agricola primitiva, ha ripreso il concetto di rivoluzione. Questa rivalutazione del concetto di rivoluzione ha di nuovo spinto gli studiosi a ricercare quali motivi ne sono stati alla base. Così, ecco il Rostow elencarne i vari fattori che, di solito, possono contribuire ad aprire un periodo di "decollo": la popolazione, l'agricoltura, la tecnica, la formazione di capitali ed il commercio estero. Di solito, abbiamo detto, perchè ciò che afferma il Rostow è largamente impregnato di sociologismo, i quanto egli tende ad applicare gli stessi crieteri di guidizio a tutti i fenomeni simili che si sono verificati dal '700 ad oggi (a scapito della specificità delle varie situazioni).
"Il Prometeo liberato" di Landes
Secondo l'antico mito, Prometeo è il Titano che rubò il fuoco agli dei per farne dono agli uomini insieme alle arti portatrici di civiltà. Il gesto di sfida gli costò la punizione divina: incatenato ad una rupe, un avvoltoio gli avrebbe divorato il fegato in eterno. Come l'impresa titanica di Prometeo alludeva ad un evento decisivo nella storia dell'uomo, allo stesso mondo Landes attribuisce alla rivluzione industraile il valore di una frattura essenziale, dopo la quale nulla sarà come prima. Prometeo è stato liberato: in altre parole, l'enorme potenza insita nella capiacità dell'uomo di manipolare la natura ha trovato infine completo dispiegamento. Landes si impegna in una ricostruzione complessiva dello sviluppo che vide l'europa abbandonare progressivamente l'economia agricola e artigianale a favore di quella indsutriale. La rivoluzione industriale inglese è l'inizio di un'era di continua e accelerata trasformazione, che modifica e talvolta capovolge i valori e il modo di agire degli uomini sotto tutti gli aspetti, economico, sociale, politico, culturale e ideologico. Il mondo non sarà più lo stesso: gli stati si troveranno presto divisi da un abisso, in termini di potere e di benessere, fra quelli sviluppati e quelli che restano legati ad un'economia agricola; i tradizionali rapporti sociali e politici saranno sconvolti dall'ascesa inarrestabile delle classe borghese. Landes, insomma, è fra quanti interpretano gli anni cruciali a cavallo tra '700 e '800 come un periodo di radicale discontinuità rispetto al passato.
I nomi in un altro colore, per chi non l'avesse capito, contengono link con l'ottima wikipedia, per chi avesse curiosità varie ed eventuali.
Iscriviti a:
Post (Atom)
